- La parodontite è un’infezione cronica delle gengive che distrugge l’osso e i tessuti che sostengono i denti.
- In Italia riguarda circa il 60% della popolazione adulta, e le forme gravi colpiscono ormai 9 milioni di persone, pari al 15,7% degli adulti.
- Non si guarisce dalla parodontite, si tiene sotto controllo. Individuata per tempo, si gestisce in modo più semplice e meno costoso.
- Il rischio aumenta con fumo, diabete, igiene orale insufficiente e predisposizione genetica.
- Il trattamento va dalla pulizia profonda alla chirurgia, con sedute di mantenimento ogni 3-4 mesi.
Che cos’è la parodontite? Capire la malattia gengivale alla radice

Quasi un adulto su due la incontrerà prima o poi, e quasi nessuno se ne accorge finché il danno non è già fatto. Capire che cos’è davvero la parodontite e perché si sviluppa è il primo passo per fermarla prima che costi un dente.
Il significato della parola: definizione e origine
Il termine deriva dal greco peri («intorno»), odont («dente») e -ite («infiammazione»). In pratica è una malattia infiammatoria cronica che aggredisce i tessuti che circondano e sostengono i denti: gengiva, legamento parodontale e osso alveolare.
A differenza di un’irritazione passeggera, la parodontite progredisce. Senza trattamento distrugge lentamente l’osso e il tessuto connettivo che ancorano ogni dente: per questo resta la prima causa di perdita dei denti negli adulti a livello mondiale. In Italia la conoscono ancora molti come «piorrea»: secondo un’indagine SIdP il termine popolare è più diffuso di quello corretto (49% contro 35%).
Il microbiota orale: circa 700 specie di batteri in bocca
La bocca ospita un vero e proprio ecosistema. La ricerca sul microbiota stima che vi convivano circa 700 specie tra batteri, funghi e virus, che formano la flora orale di ciascuno.
La maggior parte è innocua o addirittura utile: favorisce la digestione e tiene a bada le specie dannose. I problemi iniziano quando l’equilibrio si rompe: zuccheri e igiene approssimativa permettono ai batteri patogeni di moltiplicarsi, di soppiantare quelli buoni e di preparare il terreno alla malattia gengivale.
Il biofilm della placca: il vero responsabile della parodontite
L’innesco principale della parodontite è la placca batterica, un biofilm appiccicoso e organizzato che si forma sulla superficie dei denti, soprattutto lungo il margine gengivale e al di sotto. Al suo interno i batteri si strutturano in comunità protette, molto più difficili da rimuovere dei germi isolati.
Se il biofilm non viene disgregato con spazzolino, filo interdentale e scovolini, in pochi giorni si mineralizza in tartaro. Da lì le tossine batteriche innescano un’infiammazione cronica che erode progressivamente gengiva e osso: il decorso tipico della parodontite.
Breve storia della malattia gengivale: dagli ominini a Pierre Fauchard
La malattia gengivale non è affatto moderna. Uno studio pubblicato nel 2026 sul Journal of Periodontal Research ha esaminato 47 reperti fossili di ominini rilevando perdita ossea parodontale nel 70% dei casi, percentuale che sale all’83,3% negli individui più anziani: i nostri antenati combattevano già questa malattia nel Pleistocene. Un reperto neandertaliano della Cova Foradà, in Spagna, mostra gli stessi segni.
Le testimonianze scritte arrivano molto dopo: tavolette mesopotamiche datate intorno al 5000 a.C. descrivono rimedi gengivali a base di mirra e trementina, Ippocrate cita gengive che si staccano e alito cattivo nel Corpus Hippocraticum e nel 1728 il chirurgo francese Pierre Fauchard, in Le Chirurgien Dentiste, firma la prima descrizione clinica completa della malattia — la famosa «piorrea» — gettando le basi della parodontologia moderna.
Gengivite o parodontite? Gli stadi della malattia gengivale
La gengivite è l’infiammazione della gengiva causata dall’accumulo di placca, senza alcuna perdita di osso o del legamento che tiene il dente in sede. Gli studi clinici di riferimento sulla gengivite sperimentale (Löe) hanno dimostrato che la placca provoca in pochi giorni gengive rosse, gonfie e sanguinanti, e che l’infiammazione regredisce non appena la placca viene rimossa correttamente.
È proprio questa reversibilità a separare la gengivite dalla parodontite.
La buona notizia: non tutte le gengiviti diventano parodontite
Non tutti quelli che hanno una gengivite sviluppano una parodontite. Gli studi che hanno seguito gli stessi pazienti per decenni mostrano che la suscettibilità individuale varia moltissimo, in base a genetica, risposta immunitaria e fattori di rischio come il fumo. La gengivite è quindi un campanello d’allarme, non una diagnosi già scritta.
Resta però il fatto che la parodontite nasce quasi sempre da una gengivite trascurata: intervenire sull’infiammazione iniziale è di gran lunga il modo più efficace per impedirle di avanzare.
La cattiva notizia: quando la parodontite non nasce da una gengivite
La parodontite non segue sempre lo schema «prima la gengivite». Le malattie parodontali necrotizzanti, forme gravi e rapidissime legate a malnutrizione, immunodepressione, stress estremo o forte tabagismo, si sviluppano in tempi brevi e portano alla necrosi dei tessuti. La parodontite può inoltre presentarsi come manifestazione diretta di alcune malattie sistemiche, in cui è la patologia di base a guidare la distruzione gengivale, indipendentemente dalla placca quotidiana.
Stadi e gradi della parodontite: la classificazione del 2017
Gli odontoiatri di tutto il mondo classificano oggi la parodontite con il sistema AAP/EFP del 2017, che combina uno stadio (quanto danno è già stato prodotto) e un grado (con quale velocità la malattia avanza).
Stadio | Gravità | Perdita di attacco clinico | Perdita ossea | Perdita di denti |
I | Lieve | 1-2 mm | fino al 15% | nessuna |
II | Moderata | 3-4 mm | 15-33% | nessuna |
III | Grave | ≥ 5 mm | ≥ 33% | fino a 4 denti |
IV | Grave e complessa | ≥ 5 mm | ≥ 33% | 5 denti o più, riabilitazione complessa |
I gradi vanno da A (progressione lenta) a C (rapida). Fumare dieci o più sigarette al giorno, oppure avere un’emoglobina glicata (HbA1c) pari o superiore al 7% in caso di diabete, colloca automaticamente il caso nel grado C: stile di vita e condizioni generali pesano moltissimo sull’aggressività della malattia.
Chi rischia di sviluppare la parodontite?
La parodontite non colpisce a caso. Chiunque può svilupparla, ma alcuni profili corrono un rischio decisamente maggiore. Se vi riconoscete nell’elenco, fate controllare le gengive almeno una o due volte l’anno.
Il rischio è più alto se siete:
- fumatori o svapatori
- persone con diabete
- over 30, e a maggior ragione over 65 (in questa fascia la prevalenza arriva al 70%)
- con familiarità per malattie gengivali o perdita precoce dei denti
- in gravidanza, in pubertà o in menopausa
- già trattati per gengivite o parodontite: un’infiammazione pregressa è uno dei migliori predittori di recidiva
- immunodepressi, sotto stress cronico o in terapia con farmaci che causano secchezza delle fauci
Quanto è diffusa la parodontite? I numeri in Italia e nel mondo
La parodontite è molto più comune di quanto si creda e quasi mai si annuncia con il dolore. La tabella riassume i dati più aggiornati.
Area | Malattia parodontale | Parodontite grave | Fonte |
Italia | circa 60% degli adulti | 15,7% degli adulti (circa 9 milioni di persone) | Ministero della Salute / SIdP |
Italia, over 65 | fino al 70% | in netta crescita | SIdP |
Mondo | variabile per Paese | circa 11% della popolazione (743 milioni di persone) | Global Burden of Disease |
Il dato più preoccupante non è la diffusione, ma il silenzio che la circonda: secondo SIdP e Istat solo il 9% degli italiani tra i 25 e i 74 anni riceve una diagnosi di parodontite e appena l’1,2% accede a cure parodontali, benché il 47% riferisca sanguinamento gengivale. La malattia, insomma, è tanto frequente quanto sottodiagnosticata.
La parodontite grave è considerata la sesta patologia più diffusa al mondo, alla pari con le grandi malattie croniche. Il conto economico è coerente: nel 2018 i costi indiretti — perdita di produttività e complicanze come la perdita dei denti — hanno raggiunto 156,12 miliardi di euro in 32 Paesi europei, contro appena 2,52 miliardi di costi diretti di trattamento (in Nord America si sono aggiunti altri 128,7 miliardi di euro equivalenti). La conclusione non cambia mai: prevenire costa meno che curare.
I principali fattori di rischio della malattia gengivale
Alcuni fattori dipendono da voi, altri no. Sapere in quale categoria vi trovate aiuta voi e il vostro odontoiatra a costruire la strategia di prevenzione giusta.
- Fumo e sigaretta elettronica: tra i predittori più forti sia dell’insorgenza sia della gravità. Il tabacco maschera anche i primi sanguinamenti.
- Diabete: una glicemia mal controllata (HbA1c ≥ 7%) accelera la distruzione di gengiva e osso.
- Igiene orale insufficiente: spazzolamento irregolare, filo trascurato o assenza di sedute professionali lasciano crescere il biofilm indisturbato.
- Genetica e familiarità: la predisposizione all’infiammazione gengivale corre spesso in famiglia.
- Cambiamenti ormonali: gravidanza, pubertà e menopausa rendono la gengiva più sensibile.
- Età: frequenza e gravità aumentano con gli anni.
- Stress e alcuni farmaci: indeboliscono le difese contro l’infezione.
Il legame tra bocca e metabolismo è ormai riconosciuto: SIdP e Società Italiana di Diabetologia raccomandano controlli parodontali regolari per chi convive con il diabete di tipo 2. Considerando che in Italia le cure parodontali restano in larga parte a carico del paziente, la prevenzione non è solo una scelta di salute: è anche la più conveniente.
Perché la diagnosi precoce cambia tutto
Immaginate due persone con gli stessi sintomi iniziali: una prenota una visita al primo sanguinamento, l’altra aspetta un anno. La prima se la cava con una semplice pulizia, la seconda rischia la chirurgia.
Quando rivolgersi all’odontoiatra?
Prenotate una visita appena notate sanguinamento, gonfiore o dolorabilità delle gengive, anche se il sintomo sembra banale. La parodontite è quasi indolore all’inizio: quando compare il fastidio, spesso la perdita ossea è già in corso. Una valutazione precoce è l’unico modo affidabile per intercettarla prima che il danno diventi permanente, e gli stadi iniziali si trattano sempre più facilmente di quelli avanzati. Aspettare non ha mai reso una malattia gengivale più semplice da gestire.
I sintomi della parodontite da non ignorare
Attenzione a questi segnali:
- gengive che sanguinano durante lo spazzolamento o con il filo interdentale
- gengive rosse, gonfie o doloranti
- recessione gengivale, o denti che sembrano «più lunghi» di prima
- alito cattivo persistente o cattivo sapore in bocca
- denti che si muovono, si spostano o nuovi spazi che si aprono
- dolore durante la masticazione o pus lungo il margine gengivale
Quali sono le cause della parodontite?
La causa principale è un’igiene orale insufficiente. Se la placca non viene rimossa con costanza, in pochi giorni indurisce in tartaro: e il tartaro si elimina solo dall’odontoiatra. La sua permanenza mantiene la gengiva in uno stato di infiammazione continua. Fattori come fumo e diabete non provocano da soli la malattia, ma ne accelerano nettamente la progressione una volta che l’infiammazione si è instaurata.
La parodontite può essere pericolosa per la vita?
La parodontite in sé non è considerata una causa diretta di morte. Tuttavia, in rari casi gravi e non trattati, un’infezione odontogena può diffondersi e degenerare in complicanze serie come la sepsi o l’angina di Ludwig, un’infezione fulminante del pavimento orale: entrambe richiedono cure d’urgenza.
Al di là di queste emergenze rare, un numero crescente di studi indica un’associazione — non ancora una causalità dimostrata — tra parodontite e patologie come malattie cardiovascolari, diabete mal controllato, artrite reumatoide e complicanze della gravidanza. La spiegazione più accreditata è il passaggio di batteri e marcatori infiammatori nel circolo sanguigno.
Convivere con la parodontite: la vostra sicurezza, la bocca, tutto il corpo
Oltre al rischio clinico, la parodontite incide sulla vita quotidiana. Gengive visibilmente ritirate, denti mobili o alito persistente erodono l’autostima e la disinvoltura in società. In bocca significa difficoltà a masticare, denti che migrano e, alla lunga, perdita degli elementi dentali. E come detto, infiammazione e batteri non restano sempre confinati nel cavo orale.
Si può guarire dalla parodontite?

Dalla parodontite non si guarisce, ma la si può gestire con efficacia. Come il diabete o l’ipertensione, è una condizione cronica: la terapia professionale ne blocca la progressione e preserva ciò che resta, ma è il mantenimento nel tempo a tenerla sotto controllo. Qui entra in gioco il team giusto: da One Life Dental costruiamo con ogni paziente un piano per gestire la parodontite sul lungo periodo.
Diagnosi, esami e che cosa aspettarsi
La diagnosi si basa sul sondaggio parodontale, che misura la profondità delle tasche attorno a ogni dente, sulla verifica del sanguinamento al sondaggio e su radiografie per valutare la perdita ossea. Questi elementi determinano lo stadio e il grado descritti sopra.
Prima si individua la parodontite, migliore è la prognosi: gli stadi I e II spesso si stabilizzano completamente con una seduta professionale e una buona igiene domiciliare. Gli stadi III e IV restano controllabili, ma richiedono trattamenti più intensi e un monitoraggio più ravvicinato.
Trattamenti non chirurgici della parodontite
Nella maggior parte dei casi iniziali e moderati si parte senza chirurgia:
- Scaling e levigatura radicolare (la pulizia profonda): rimuove placca e tartaro sopra e sotto il margine gengivale e leviga le superfici radicolari, così che la gengiva possa riaderire.
- Terapie antimicrobiche: antibiotici locali o collutori antibatterici per ridurre la carica dei batteri dannosi.
- Sedute di mantenimento: di norma ogni 3-4 mesi anziché ogni 6, calibrate sul vostro grado e sul livello di rischio, per tenere bassa la carica batterica nel tempo.
Trattamenti chirurgici della parodontite
I casi avanzati (stadi III e IV) possono richiedere un intervento: chirurgia a lembo per detergere le tasche profonde, innesti ossei o rigenerazione tissutale guidata per ricostruire il supporto perduto. In alcuni casi la chirurgia prepara anche la bocca alla riabilitazione protesica, per esempio agli impianti dentali, quando i denti persi vanno sostituiti.
Costruire un piano di cure parodontali su misura
Non esiste una soluzione valida per tutti: la terapia dipende dallo stadio, dal grado e dai fattori di rischio, dal fumo al controllo glicemico. Un piano personalizzato unisce il trattamento clinico corretto, cambiamenti realistici a casa e una frequenza di mantenimento sostenibile.
La ricerca sta inoltre ampliando le possibilità: probiotici, terapia fotodinamica e molecole antinfiammatorie sono allo studio come approcci complementari. Le evidenze sono ancora in costruzione e non sostituiscono né scaling e levigatura radicolare né la chirurgia, quando serve.
Ovunque stiate leggendo — in Italia, nella Svizzera italiana o nel Canton Ticino — se siete preoccupati per la salute delle vostre gengive, o se avete già perso denti a causa della parodontite e state valutando soluzioni come gli impianti, prenotate una visita gratuita con il nostro team di One Life Dental per ricevere una valutazione chiara e personalizzata.
Domande frequenti
La parodontite è contagiosa?
Non nel senso tradizionale. La malattia non si trasmette con il contatto quotidiano, ma i batteri che la causano possono passare attraverso la saliva, tra partner o da genitore a figlio. Buone abitudini di igiene in tutta la famiglia riducono questo rischio.
Quanto dura la cura della parodontite?
Il trattamento non chirurgico come scaling e levigatura radicolare si completa spesso in una o due sedute, anche se la gengiva impiega diverse settimane a guarire e a rispondere. I casi più avanzati che richiedono chirurgia, e il mantenimento successivo, si estendono per mesi o anni: la parodontite si gestisce a vita, non si «chiude».
La parodontite fa perdere i denti?
Sì. È la prima causa di perdita dei denti negli adulti, perché distrugge l’osso e il legamento che li tengono in sede. Individuarla e trattarla presto è il modo più efficace per evitarlo.
La parodontite torna dopo la terapia?
Può succedere, soprattutto se l’igiene si allenta, se fattori come il fumo restano invariati o se si saltano le sedute di mantenimento. Per questo si parla di malattia controllata e non guarita: è la cura continuativa a impedire la recidiva.
La parodontite è collegata a cuore e diabete?
La ricerca indica un’associazione con entrambe le condizioni, verosimilmente attraverso batteri e marcatori infiammatori che entrano nel sangue, anche se il nesso causale diretto non è pienamente dimostrato. Chi ha il diabete è inoltre più esposto a forme rapidamente progressive.
La parodontite riguarda solo l'uomo o anche gli animali?
Tutt’altro che solo l’uomo. Anche le grandi scimmie — scimpanzé, bonobo, gorilla e oranghi — sviluppano la parodontite, ed è una delle diagnosi più frequenti formulate dai veterinari su cani e gatti.
Si possono fare impianti con una storia di parodontite?
Spesso sì, ma una parodontite attiva va prima trattata e stabilizzata. Una volta che la salute gengivale è sotto controllo, l’impianto diventa un’ottima opzione per sostituire i denti persi. Da sapere: una storia di parodontite aumenta il rischio di perimplantite, un’infiammazione analoga attorno all’impianto. Il rigore del mantenimento conta quindi quanto l’intervento stesso, e solo una valutazione personalizzata potrà confermare che cosa è giusto nel vostro caso.